Sez. Un. Civ. n.21970/2021 – Il contesto di riferimento

Le Sezioni Unite Civili si sono pronunciate, lo scorso 30 luglio 2021, in merito alla legittimazione processuale di una società incorporata ed estinta.
Nella specie, la fattispecie sottoposta al vaglio della Suprema Corte aveva ad oggetto l’azione proposta dall’amministratrice unica di una società incorporata a seguito di una fusione per incorporazione (art.2501 c.c. e segg.), al fine di ottenere l’accertamento della simulazione di due contratti conclusi da un creditore.
A seguito della soccombenza sia in primo grado sia nel giudizio di appello, il creditore convenuto ha proposto ricorso per Cassazione al fine di ottenere la declaratoria di nullità non solo dell’atto introduttivo ma anche dell’intero processo, sulla scorta della circostanza che la società incorporata era stata cancellata dal registro delle imprese in data 23 luglio 2004 e quindi prima della proposizione della domanda giudiziale.
Adita la Corte di Cassazione da parte dei soccombenti, su istanza di questi ultimi la causa veniva rimessa dal Primo Presidente alle Sezioni Unite, essendosi riscontrato un contrasto di giurisprudenza, con riguardo alla legittimazione processuale della società incorporata cancellata dal registro delle imprese.
Le Sezioni Unite sono approdate all’enunciazione del principio di diritto analizzando la disciplina di cui all’art. 2504-bis del c.c. e soffermandosi sia sulla tesi evolutiva-modificativa sia su quella estintiva.

I. Il contesto normativo di riferimento e il conflitto giurisprudenziale insorto.

L’art. 2504 bis c.c. prevede che la società risultante dalla fusione o quella incorporante assuma i diritti e gli obblighi delle società partecipanti, proseguendo in tutti i loro rapporti, anche processuali, anteriori all’operazione.
La norma, tuttavia, non specifica se la società incorporata o fusa a seguito della cancellazione dal Registro delle imprese si estingua o meno come organizzazione e come soggetto giuridico.
A fronte di tale omissione normativa, si sono diffusi, nel tempo, due diversi orientamenti giurisprudenziali, i quali possono riassumersi principalmente nella tesi della natura evolutiva-modifica (A) e in quella estintiva (B).

A. La natura evolutiva-modificativa della società incorporata ed ancora esistente

La tesi maggioritaria sulla natura evolutiva-modificativa, si è venuta a diffondersi all’indomani della riforma con D.Lgs. n.6 del 17 gennaio 2003, stabilendo come, nel caso di fusione, la società incorporata non si estingueva ma continuava ad esistere sotto un nuovo assetto organizzativo.
Sulla base di questa considerazione, è stato affermato il principio secondo cui la fusione non determina l’interruzione del processo ai sensi dell’art. 300 c.p.c. [1], in quanto trattasi di un evento meramente evolutivo della società, tale da escludere un vero e proprio effetto successorio ed estintivo.
L’affermazione di tale tesi “modificazionista” ha permesso di considerare la fusione come una mera modifica dell’atto costitutivo, inidonea a determinare l’estinzione della società incorporata.
Sulla scorta di tale impostazione, è stata dichiarata l’ammissibilità non solo del ricorso per Cassazione proposto da parte della società oggetto di fusione ma ancora iscritta al Registro delle Imprese [2], ma anche di quello notificato ad una società incorporata e già cancellata dal Registro delle imprese al momento della notifica [3].

B. La tesi sulla natura estintiva dell’incorporata

Per converso, di recente, si è venuto a sviluppare un orientamento giurisprudenziale diametralmente opposto a quello testé analizzato, in quanto fondato sulla capacità estintiva della fusione nei riguardi della società incorporata.
Tale indirizzo giurisprudenziale trae origine da una interpretazione meramente letterale dell’art. 2504 bis c.c., il quale, come noto, stabilisce il subentro dell’incorporante all’incorporata in tutti i rapporti preesistenti anche processuali, all’evidente fine di evitare irragionevoli interruzioni del processo [4].
La norma dianzi citata prevede, infatti, la legittimazione attiva e passiva dell’incorporante, la quale prosegue l’attività della incorporata fino alla cessazione dei rapporti che la riguardano [5].
A tal proposito, è stato enunciato il principio secondo cui la legittimazione attiva spetta unicamente alla sola società incorporante e non anche a quella incorporata [6], in quanto la fusione determinerebbe l’estinzione della società incorporata con effetto devolutivo – successorio.

II. La soluzione alle Sezioni Unite Civili

Con la recente sentenza n. 21970/2021, le Sezioni Unite hanno risolto il suesposto contrasto giurisprudenziale.
Nella specie, il Supremo Consesso ha aderito alla tesi dell’estinzione della società incorporata con effetto devolutivo – successorio, attraverso un’analisi della disciplina della fusione e dell’estinzione delle società, sia dal punto di vista sostanziale sia dal punto di vista processuale.
È stato a tal uopo rilevato come la fusione, costituisce una vicenda modificativa dell’atto costitutivo di tutte le società che vi partecipano, tale da determinare un vero e proprio fenomeno di “concentrazione giuridica ed economica” di tutti i rapporti giuridici, attivi e passivi, di cui era titolare la società incorporante o fusa, i quali vengono trasfusi in un diverso soggetto giuridico, la società incorporante o la società risultante dalla fusione.
A fronte della fusione si assiste ad una profonda opera di riorganizzazione aziendale, con la conseguenza che la società incorporata non resta, pertanto, soggetto del mercato; l’unico soggetto giuridico che sopravvive alla fusione per incorporazione è l’incorporante.
Laddove, tuttavia, la fusione intervenisse in corso di causa non si determinerebbe sic et simpliciter l’interruzione del giudizio: la società incorporante, subentrando in tutti i rapporti sostanziali e processuali dell’incorporata senza soluzione di continuità, potrà intervenire volontariamente, ex art. 105 c.p.c., nel giudizio.
E ciò in quanto, quest’ultima è divenuta titolare sia del rapporto sostanziale sia di quello processuale in luogo della società estinta.
Per tale ragione è stato affermato che ‘la fusione per incorporazione estingue la società incorporata, la quale dunque non può iniziare un giudizio in persona del suo ex amministratore, avendo la facoltà della società incorporante di spiegare intervento in corso di causa, ai sensi dell’art. 105 cpc, nel rispetto delle regole che lo disciplinano’.
Tale interpretazione ha di fatto sancito la capacità sanante dell’intervento della incorporante rispetto a tutti gli atti compiuti da parte dell’incorporata, sebbene quest’ultima risulti oramai priva della capacità e funzione tale da poter compromettere la validità del processo per carenza di legittimità.

 


[1] Ord. Sez. Un. 08 febbraio 2006, n. 2637
[2] Cass. 10 dicembre 2019. n. 32208.
[3] Cass. Sent. 23 giugno 2006, n. 14526.
[4] Cass. 2 marzo 2020,  n.5640.
[5] Cass. 24 maggio 2019, n. 14177
[6] Cass. 19 maggio 2020, n. 9137.