Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) consiste in documento che ciascuno Stato membro europeo deve predisporre per accedere ai fondi del Next Generation EU (NGEU), ossia allo strumento introdotto dall’Unione europea per la ripresa post pandemia Covid-19, volto al rilancio dell’economia dei singoli Stati, anche al fine di renderla più verde e più digitale.

Con il PNRR, quindi, ciascuno stato ha definito un pacchetto di riforme e investimenti per il periodo 2021-2026, dettagliando i progetti e le misure previste per dare attuazione al NGEU.

Pertanto, il 25 aprile 2021, il Governo ha trasmesso al Parlamento il nuovo testo del PNRR, che è stato ufficialmente inviato alla Commissione europea, in data 30 aprile 2021; il piano de quo è stato approvato dalla Commissione Europea il 22 giugno scorso e dal Consiglio Economia e Finanza (Ecofin) dell’UE il successivo 12 luglio 2021.

Il Piano è stato strutturato in quattro capitoli fondamentali: i) Obiettivi generali e struttura del Piano, ii) Riforme e investimenti (a sua volta suddiviso in: a) le riforme e b) le missioni), iii) Attuazione e monitoraggio e iv) Valutazione dell’impatto macroeconomico, e si sviluppa intorno a tre assi strategici condivisi a livello europeo – digitalizzazione e innovazione, transizione ecologica, inclusione sociale; lo stesso poi ha previsto 16 Componenti, raggruppate in sei Missioni (aree tematiche principali su cui intervenire, individuate in piena coerenza con i 6 pilastri del Next Generation EU):

i) Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura.

ii) Rivoluzione verde e transizione ecologica.

iii) Infrastrutture per una mobilità sostenibile.

iv) Istruzione e ricerca.

v) Inclusione e coesione.

 vi) Salute.

Particolare attenzione merita il tema degli incentivi alle imprese rinvenibili all’interno del piano in base al settore di analisi.

La prima missione del PNRR è denominata “digitalizzazione, innovazione, competitività, cultura e turismo” si pone come obiettivo quello di “rafforzare la competitività del sistema produttivo rafforzandone il tasso di digitalizzazione, innovazione tecnologica e internazionalizzazione attraverso una serie di interventi tra loro complementari” e all’interno di essa sono stati previsti alcuni interventi in favore delle imprese, in primis un Piano Transizione 4.0 (M1-C2- N1), ovvero una serie di misure fiscali “per l’aumento della, produttività, competitività e sostenibilità delle imprese italiane”.

Più concretamente, saranno riconosciuti dei crediti di imposta alle imprese che investono in:

i) beni capitali (beni materiali e immateriali 4.0 connessi alla trasformazione digitale nella produzione; i beni immateriali strumentali all’impresa);

ii) ricerca, sviluppo e innovazione;

iii) attività di formazione alla digitalizzazione e di sviluppo delle relative competenze per mezzo di un nuovo modello di riqualificazione manageriale nonché training ad hoc per la formazione dei lavoratori in cassa integrazione.

A differenza del precedente programma industriale 4.0, che prevedeva la concessione dell’iper-ammortamento a base annuale, il nuovo piano ha ampliato il riconoscimento dei crediti a un numero maggiore di imprese, sulla base degli investimenti nel biennio 2021-2022 e ha altresì esteso il quantum degli investimenti.

A completare il quadro, è stata prevista l’attribuzione di risorse (M1-C2-I2) per l’acquisto di macchinari, impianti e attrezzature di avanguardia tecnologica, nonché il finanziamento e il sostegno delle piccole e medie imprese (PMI), al fine di rafforzarne la capacità e la crescita sia in una prospettiva internazionale sia a livello nazionale.

Per tale ragione, è stato previsto un supporto all’internazionalizzazione delle piccole e medie imprese affinché si possano confrontare con i mercati internazionali, grazie alla ridefinizione del Fondo 394/81 gestito dalla SIMEST che eroga contributi e prestiti agevolati.

Le risorse finanziarie vengono così destinate alle imprese italiane operanti all’estero di modo che si possa “favorirne lo sviluppo della competitività, in termini di innovazione e sostenibilità”.

Quanto invece al finanziamento delle filiere produttive, posto che il sistema economico italiano risulta essere caratterizzato da un forte divario geografico ed economico, è stato ritenuto necessario dare impulso al sistema, mediante supporti finanziari per gli investimenti strategici/produttivi e per le regioni del Mezzogiorno.

Infine, sempre nell’alveo della prima missione è stato introdotto un sostegno per le imprese del settore turistico e della cultura.

Si è programmata un’azione di riqualificazione e ammodernamento delle imprese operanti nel turismo per innalzarne la competitività e promuoverne le offerte, facendo riferimento al potenziamento del livello di digitalizzazione dei servizi.

Si vuole pertanto implementare e valorizzare il settore del turismo italiano con alcuni interventi, tra cui:

  • Previsione di credito fiscale per aumentare lo standard qualitativo e sostenibilità ambientale delle strutture;
  • Attribuzione di fondi dalla BEI per implementare gli investimenti in talune aree;
  • Potenziamento del fondo nazionale del turismo per riqualificare gli immobili e gli alberghi, quindi valorizzare l’identità ospitale italiana;
  • Instaurazione di una sezione speciale del fondo centrale di garanzia per facilitare l’accesso al credito agli imprenditori già esistenti o ai giovani;
  • Partecipazione del Ministero del Turismo al capitale del Fondo Nazionale del Turismo per acquistare o riqualificare le strutture alberghiere e sostenere la crescita della catena alberghiera.

Condizione preliminare e necessaria per la realizzazione della prima missione è lo sviluppo di reti fisse e mobili ad altissima capacità, definibile come “Very High Capacity Network”, affinché le imprese possano usufruire della Tecnologia 4.0.

Quest’ultima infatti è capace ad innescare una fortissima crescita su tutti i settori dell’economia traducibile in guadagni di produttività (General Purpose Technology).

La seconda missione, denominata, “Rivoluzione verde e transizione ecologica , prevede una serie di misure volte a favorire un’economia circolare a protezione dell’ecosistema e raggiungere così gli obiettivi climatici ed ecologici europei entro il 2030 e il 2050 (es. Sustainable Development Goals, obiettivi Accordo di Parigi, European Green Deal).

Con riferimento alle filiere produttive, si è voluto creare “una leadership internazionale industriale e di conoscenza nelle principali filiere della transizione, promuovendo lo sviluppo in Italia di supply chain competitive nei settori a maggior crescita, che consentano di ridurre la dipendenza da importazioni di tecnologie e rafforzando la ricerca e lo sviluppo nelle aree più innovative”.

Sono stati altresì previsti degli investimenti di Venture Capital (M2-C2- I5.4), diretti e indiretti, al fine favorire la nascita di startup green nel settore della transizione ecologica.

Per raggiungere questo scopo è stato creato un apposito fondo, il Green Transition Fund (GTF), con strategie di investimento in settori specifici e coprente le varie fasi di sviluppo, con investimenti nei fondi di Venture Capital aventi ad oggetto il focus green e altresì in startup e programmi di accelerazione.

Sempre inerente al tema delle nascenti imprese private o startup, sono stati previsti ulteriori investimenti nel settore dell’istruzione e della ricerca, di cui alla Missione 4.

Nell’ambito del “Potenziamento delle condizioni di supporto alla ricerca e all’innovazione” (M4-C2-I3.2) è stato regolato un implemento delle risorse del Fondo Nazionale dell’Innovazione, gestito da Cassa Depositi e Prestiti per sostenere lo sviluppo del Venture Capital in Italia. L’ampliamento del Fondo permetterà di finanziare e raggiungere un numero maggiore di piccole e medie imprese operanti nel settore della ricerca.

Quanto infine, alla Missione 5 afferente l’Inclusione e Coesione”, vengono introdotti incentivi, volti ad esempio al potenziamento dell’imprenditoria femminile.

Si fa riferimento al Fondo Impresa Donna (M5-C1-I1.2), che costituirà l’elemento centrale per il finanziamento del nuovo “Fondo per l’imprenditoria femminile”, ma anche al sostegno di progetti imprenditoriali femminili già esistenti o in fase di avvio, come ad esempio NITO (per PMI) o Smart&Start (per startup e PMI innovative).

In ultimo, è stato creato un Fondo Interprofessionale, erogato dai fondi REACT-UE, per far fronte alle situazioni di crisi aziendale e quindi sovvenzionare le imprese in tutte quelle operazioni di formazione e specializzazione dei lavoratori che risultano necessarie, ai fini occupazionali, per la loro ricollocazione; evitando così una situazione di disoccupazione.

Al fine di consentire alle imprese di monitorare gli interventi previsti, è stato realizzato un portale italiadomani.gov.it, dedicato al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e che presenta contenuti del Piano, percorso di attuazione, notizie sugli interventi previsti, e soprattutto contiene schede intuitive e chiare sul monitoraggio degli investimenti e delle riforme.