Con sentenza n. 41994 del 31 dicembre 2021, le Sezioni Unite Civili sono intervenute al fine di risolvere il dibattito, venutosi a creare a seguito della pubblicazione del provvedimento n. 55 del 2/05/2005 della Banca d’Italia.

Come noto, nel novembre del 2003 la Banca d’Italia, in funzione di Autorità Garante della Concorrenza tra gli Istituti di Credito, avviò un’istruttoria volta alla verifica della compatibilità del formulario elaborato dall’Associazione Bancaria Italiana per le fideiussioni omnibus con la normativa antitrust.

Con il provvedimento n. 55/2005 la Banca d’Italia, previa acquisizione del parere conforme dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, censurò il contrasto tra lo schema contrattuale di fideiussione omnibus predisposto dall’ABI nel 2003, applicato in larga misura dagli Istituti di Credito associati, e l’art. 2 della legge n. 287/1990 (legge antitrust); nella specie, vennero contestate le disposizioni di cui agli artt. n. 2, 6 e 8 dello schema ABI, configuranti rispettivamente le clausole cc.dd. “di reviviscenza”, “di rinuncia ai termini dell’art. 1957 c.c.” e “di sopravvivenza”.

A seguito della pubblicazione del provvedimento de quo vennero a diffondersi due diversi orientamenti in seno alla giurisprudenza:

i) uno maggioritario, ribadito da ultimo con la sentenza della Cassazione Civile n. 6523/2021, secondo cui tali fideiussioni sarebbero afflitte da nullità totale;

ii) uno minoritario, di cui alla sentenza della Cassazione Civile 3556/2020, secondo cui, avendo l’autorità amministrativa stessa circoscritto l’accertamento dell’illiceità ad alcune specifiche clausole, la nullità sarebbe meramente parziale con conseguente sopravvivenza del rapporto di fideiussione secondo quanto previsto dagli artt. 1418 e 1419 c.c.

In un panorama così eterogeneo, le Sezioni Unite giungono alla conclusione che, tra le diverse soluzioni individuate da dottrina e giurisprudenza, quella che perviene a risultati più in linea con le finalità e gli obbiettivi della normativa antitrust sia la tesi della nullità parziale: tale soluzione risponde altresì al principio generale della conservazione degli atti negoziali di cui all’art. 1419 c.c.

Tale soluzione, secondo il Supremo Collegio, sarebbe idonea ad assicurare il bilanciamento di tutti gli interessi coinvolti nella operazione di fideiussione posto che da un lato il garante non potrà subire le conseguenze di un ingiustificato aggravio della sua posizione; dall’altro, l’istituto di credito preserva il proprio interesse giuridico economico alle operazioni creditizie e, di riflesso, al mantenimento della garanzia fideiussoria.

Alla luce del delineato regime, la tutela riconosciuta consiste nell’esperibilità dell’azione di nullità parziale, come tale imprescrittibile, congiuntamente alla domanda di ripetizione dell’indebito ex art. 2033 c.c. e all’azione di risarcimento dei danni.

Senza dimenticare che ad ogni modo, il soggetto interessato alla caducazione dell’intero rapporto contrattuale dovrà dimostrare l’interdipendenza del contratto con le clausole nulle, essendo precluso al Giudice rilevare d’ufficio l’effetto estensivo; in altre parole, lo stesso dovrà dimostrare che senza la/e clausola/e dichiarate nulle le parti non sarebbero addivenute alla stipula del contratto.

Leave a Reply