È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 28 giugno 2016 n. 149, il Dlgs 20 giugno 2016 n. 116 con le modifiche in materia di licenziamento disciplinare. Il provvedimento punisce con una procedura speciale le assenze infedeli dei dipendenti pubblici. In particolare il testo legislativo prevede:

  • Sospensione istantanea e tutela del dipendente. Chi viene colto a timbrare il cartellino più volte e chi se lo fa timbrare saranno sospesi da subito, entro 48 ore per la precisione. Verrà riconosciuto un “assegno alimentare” che sarà pari alla metà del salario base.
  • La procedura si chiude in un mese: Si apre e si chiude in 15+15 giorni,; il dies a quo decorre parte dal momento della notifica della violazione, dal quale il lavoratore ha 15 giorni per difendersi. In altri 15 giorni si completa l’istruttoria (a meno che il dipendente non sia reperibile: in quel caso si deve inviare una raccomandata e questo corrisponde a circa un mese di ulteriore stop, contro i 120 giorni previsti oggi).
  • Il dirigente paga se non vede.  Il dirigente che non si accorge volente o nolente della truffa, potrà essere licenziato (mentre oggi al massimo c’è la sospensione) e si rischia l’incriminazione per il reato di omissione di atti d’ufficio, ma con la sospensione condizionale della pena.
  • Chi è licenziato risarcisce lo Stato per danni: i danni di immagine, che sono pari ad almeno sei mesi di stipendio saranno dovuti dal condannato, tuttavia sarà anche in questo caso il giudice deve decidere “anche in relazione alla rilevanza del fatto per i mezzi di informazione”: maggiore il clamore sui media, maggiore il danno.